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Piatti della tradizione ligure e
piemontese in ricette che risalgono fino al '500.
Vini prodotti con metodo biodinamico. In piazza Negri a Genova.
Siamo facilmente
raggiungibili in quanto ci troviamo in pieno
centro storico e di fronte al Teatro della
Tosse, da stradone S. Agostino a 350 mt. da
Piazza Carignano. Genova. A
partire dal lunedì 5 novembre 2007, il ristorante
La Forchetta Curiosa (piazza Negri), è aperto
anche a pranzo. La cucina è funzionante a partire dalle
ore 12.00. Per le buone forchette le
alternative in giro non mancano. Ma per chi è spinto al
ristorante da uno stimolo diverso dal languore, per
quelli che vogliono fare un'esperienza gastronomica e
conoscitiva al tempo stesso, ha aperto l'osteria La
Forchetta Curiosa. Si trova in piazza Negri, di
fronte al Teatro della Tosse e alla Chiesa di Sant'Agostino,
ed è aperto per la cena. Il proprietario è Roberto
Gillo, già ideatore del wine bar Vigna del Mar, che
oggi punta sulle ricette dell'antica tradizione ligure e
piemontese. Il menù presenta piatti di terra e di
mare, spesso unendo ingredienti provenienti da
queste due terre. Lo scambio e la commistione culturale
hanno prodotto in passato cibi come le acciughe in salsa
di nocciole o l'insalata di stoccafisso con pinoli e
noci. Alcune delle proposte in lista risalgono
addirittura al Cinquecento. Vero punto di forza
dell'osteria sono i vini, tutti rigorosamente
prodotti con il metodo biodinamico - ovvero senza
l'impiego della chimica né in vigna né in cantina -
selezionati con un occhio di riguardo alla qualità e al
rapporto qualità/prezzo. Ricercati anche i dolci, a loro
volta fatti in casa, che riservano non poche sorprese.
«Siamo andati a studiare vecchi libri di cucina - dice
Gillo - recuperando ricette quasi dimenticate. Il menù
varia in base ai prodotti di stagione: al pesce, non di
portata, si aggiungono funghi, carciofi, trippe,
polente. Non mancano le tipicità sempreverdi come il
pesto, il minestrone alla genovese con lo scucuzzun (un
particolare tipo di pasta n.d.r.)». Tra le specialità
l'antipasto Tartrà - soufflè con erbette, salsa rosa e
mentuccia -, mezzelune con pinoli e mandorle, l'arrosto
con nocciole, seppie in buridda, e totani ripieni.
Da tutta Italia, e non solo, arrivano invece i vini. Dal
Ribolla Gialla di Movia di passa a Frappato di
Vittoria o Nero d'Avola dell'azienda di
Arianna Occhipinti, Trebbiano e o
Montepulciano d'Abruzzo (Emidio Pepe). E ancora
rossese, granaccia e pigato di Valle Ponci, il
vermentino di Cascina Praiè, i vini piemontesi di
Alselma (dolcetto e barbera), il particolare dolcetto
Nibio o il barbera Mounbè di Cascina degli Ulivi. Tra i
dolci si segnala il cobeletto, un cestino di pasta
ripieno di frutta.
La filosofia è tipicamente Slow Food, con un elemento di
creatività aggiunto: «indispensabile per attirare la
curiosità della gente in un contesto sempre più
selettivo come quello della ristorazione», dice Gillo, e
grande attenzione alla qualità delle proposte. La spesa
parte dai 25/30 Eu e varia in funzione di quello che si
mangia e si beve. Sono previste anche degustazione con
produttori vinicoli.
  
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